Barone Pizzini, ‘Te lo stappo io un rosé come si deve’

[di Alberto del Giudice]
Barone Pizzini
è la prima azienda a conduzione biologica della Franciacorta (ha ottenuto la certificazione nel 2001). Una sfida affrontata in tempi non sospetti e vinta rapidamente con un encomiabile gioco di squadra, che vede in prima fila Silvano Brescianini (direttore generale) e l’enologo Leonardo Valenti. Qui a Provaglio d’Iseo non si imita pedissequamente il gioco dei francesi e in particolare della Champagne, ma se mai ci si può persino vantare di insegnare qualcosa ai cugini d’Oltralpe, anche solo grazie alle sapienti tecniche di pressatura delle uve. E i risultati si vedono. Anzi si gustano. In virtù della propria concretezza, Brescianini e i suoi soci preferiscono esprimersi direttamente con i loro vini. Con una squadra di bottiglie che segna a ogni annata parecchi punti. Quindi  con la medesima concretezza ci espongono come nascono i loro Franciacorta. Cioè da un’accurata selezione delle uve da cui estraggono i vini base per le cuvée. Un lavoro certosino che comincia appunto in vigna, compiendo per alcuni cultivar una suddivisione all’interno della stessa vigna dei singoli cloni (pertanto adottano decine di vinificazioni separate), e con la consapevolezza che non tutti i vigneti sono “dei geni”, cioè altrettanto vocati per ottenere grandi vini. Pertanto a ognuno la sua parte. Ma anche dai meno dotati si pretende il massimo delle loro capacità. Mentre i “campioni” fanno lustro all’azienda accumulando premi e riconoscimenti commerciali, dalla critica e dal pubblico.

Da sin. l’enologo Leonardo Valenti, il direttore generale Silvano Brescianini, l’amministratore delegato Piermatteo Ghitti

Se Animante Franciacorta Docg (Chardonnay 78%, Pinot nero 18% Pinot bianco 4%) rappresenta l’anima dell’azienda e la Riserva Bagnadore Franciacorta Docg  Non Dosato ne è l’espressione più nobile, oggi forse la stella più lucente della costellazione di vini Barone Pizzini è il Rosé Extra Brut (80% Pinot Nero, 20% Chardonnay), di cui è stata appena rilasciata l’edizione 2013. Dopo 6 mesi di maturazione in vasche inox e barrique, affina sui lievityi per 48 mesi. Già la base di Pinot Nero (l’abbiamo degustata tra le altre di Chardonnay e Pinot Bianco del 2017) è una sinfonia mozartiana, seducente e irresistibile, di frutti di bosco, fragoline, mirtilli, lamponi. Aromi che ritroviamo ovviamente più equilibrati e con un arrangiamento da hit parade in bottiglia.

Barone Pizzini Rosé

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